Aldo Moro e Peppino Impastato - Aldo Moro e Peppino Impastato - Rivista Online InRoots

9 maggio 1978. I corpi di Aldo Moro e Peppino Impastato sono stati ritrovati senza vita precisamente 40 anni fa. Due notizie terribili in un solo giorno di due uomini che sono stati il simbolo di un’Italia che combatteva contro due enormi mali, la mafia e il terrorismo, credendo nel cambiamento ed in un futuro più consapevole.

Quel giorno la notizia del ritrovamento del corpo di Aldo Moro ha prevalso su quella della morte di Peppino Impastato, ma ciò non toglie all’altro la grande importanza che ha avuto per la politica italiana. Quest’ultimo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in un Paese in cui regnava un sentimento di paura e di terrore costante. I cosiddetti anni di piombo, anni di stragi e uccisioni politiche.

ALDO MORO

Aldo Moro - Aldo Moro e Peppino Impastato


Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi.
 


Di origini pugliesi e con una grande preparazione culturale, Aldo Moro rappresenta una delle figure più importati nella storia della politica italiana: padre costituente della Repubblica italiana nel ‘46, uno dei maggiori esponenti della Democrazia Cristiana, di cui nel ’59 diventa Segretario, Presidente del Consiglio dei Ministri di uno dei governi più duraturi della Repubblica italiana (833 giorni)… Dalla metà degli anni ’70 inizia a lavorare su quella che era la sua aspirazione più grande: coniugare la complessità della realtà italiana, formando un governo con l’appoggio del Partito Comunista Italiano. Quelli erano gli anni di piombo, anni in cui persone come il commissario Calabresi o Feltrinelli trovarono la morte, anni in cui le BR cominciarono le loro azioni terroristiche tra cui poi anche il rapimento dello stesso Aldo Moro. Nel ’76, alle elezioni per il rinnovo di Camera e Senato, la DC prevalse sugli altri partiti, ma un risultato clamoroso in tutta la sua storia venne raggiunto dal PCI che ottenne un incredibile numero di consensi. Moro era l’unico esponente che riteneva fondamentale e necessaria un’apertura e una coniugazione con il PCI, una “solidarietà nazionale”, un punto d’incontro tra la DC e il PCI con un governo altrimenti chiamato “governo della non sfiducia”.

Enrico Berlinguer e Aldo Moro - Aldo Moro e Peppino Impastato
Enrico Berlinguer e Aldo Moro nella stretta di mano in rappresentanza del riavvicinamento delle opposte forze politiche

Enrico Berlinguer, segretario del PCI, promosse assieme a Moro il compromesso storico simbolo di un tentativo di rinascita per la politica italiana. Moro parlava di “convergenze parallele”, l’incontro di due partiti che non avevano perso la propria identità, ma che si erano uniti per il solo scopo di offrire una base solida in un momento di crisi. Era il risultato di un complesso progetto che vide affiancati la DC e il PCI contro i pericoli di un’involuzione autoritaria e della strategia della tensione. Il III Governo Andreotti infatti sembrava essere, in parte, un avvicinamento a questa grande ambizione. Ancor di più questo traguardo sembrava realizzarsi proprio quel 16 marzo del 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, il quarto guidato da Andreotti, in cui il PCI per la prima volta dopo il 1947 voterà la fiducia ad un governo democristiano. Quello stesso giorno, proprio il 16 marzo, Moro venne catturato dalle Brigate Rosse in Via Fani dopo che quest’ultime avevano ucciso i componenti della sua scorta. Dalla prigionia lui inviò svariate lettere ( alla moglie, a Cossiga, a Zaccagnini e al Papa) chiedendo di trattare con i brigatisti.

Via Fani - Aldo Moro e Peppino Impastato
Via Fani, Roma

Dopo 55 giorni di prigionia il corpo del Presidente della DC è stato ritrovato in Via Caetani nel baule posteriore di una Renault 4 rossa. Il posto del ritrovamento del cadavere non è stato scelto a caso: Via Caetani si trova nel mezzo di Via delle Botteghe Oscure (dove c’è la sede del PCI) e non lontano da Piazza del Gesù (dove c’è quella della DC).

Via Caetani - Aldo Moro e Peppino Impastato
Via Caetani, Roma

Ancora oggi, a 40 anni dalla sua morte, è definito il “mediatore”, l’uomo che mai come nessun altro è stato in grado di ascoltare le necessità dei cittadini, dei partiti, di stare dietro alle trasformazioni, ai cambiamenti con un estremo rigore e semplicità. La BR d’altronde avevano capito la complessità di quell’uomo e la sua autorità.
«Ricordare -ha affermato Sergio Mattarella- significa anche non rassegnarsi mai nella ricerca della verità.»  Oggi ricorrono i 40 anni dalla sua scomparsa e il ricordo è ancora caldo nelle menti degli italiani. Si svolgerà la commemorazione in Via Caetani da parte del Presidente Mattarella che renderà omaggio alla persona che fu Aldo Moro.

PEPPINO IMPASTATO

Peppino Impastato - Aldo Moro e Peppino Impastato“È nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio…
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare…”

Altrettanto importante, anche se la notizia è passata quasi inosservata a causa del ritrovamento di Aldo Moro, è il segno che ha lasciato la morte di Peppino Impastato, giornalista e attivista siciliano ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 per ordine del boss Badalamenti, precisamente 40 anni fa. Il cadavere del giornalista è stato ritrovato sui binari della ferrovia Palermo – Trapani fatto saltare con del tritolo e passato alla storia come un attentato suicida fallito dopo il ritrovamento di una lettera.
Solo 6 anni dopo la morte di Impastato si è parlato della sua uccisione come di un’azione di matrice terroristica mafiosa. La ricerca della verità e la sfrenata voglia di giustizia della madre, Felicia, hanno permesso la riapertura del caso. Nel 2002, a seguito della condanna della Corte d’Assise di Palermo, Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo, dove morì, con l’accusa di essere il mandatario di quell’omicidio.
Giuseppe Impastato ha avuto una storia alle spalle che lascia riflettere. Nato a Cinisi nel 1948, in provincia di Palermo, da una famiglia mafiosa, si è sempre discostato dall’immagine del padre, Luigi, e dal resto della famiglia – basti pensare che il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella. E’ stato il padre stesso a cacciarlo di casa a seguito delle sue denunce contro l’intero mondo mafioso. L’unico punto d’appoggio era la madre che, di nascosto dal padre, continuava ad avere contatti con lui. Nel 1965 fonda il giornalino “L’idea socialista” e aderisce al PSIUP. Tutto questo perché la sua intenzione era quella di costruire un’attività culturalmente e politicamente anti-mafiosa: così nasce Radio Aut, radio libera autofinanziata con cui venivano denunciati i crimini mafiosi e le relative attività da loro svolte a Cinisi e Terrasini.

Peppino Impastato - Aldo Moro e Peppino ImpastatoOgni venerdì sera Peppino Impastato metteva in atto il programma “Onda Pazza”, programma di denuncia di politici e mafiosi, come Gaetano Badalamenti che lui ironicamente chiamava “Tano seduto”. Questa vena satirica adottata dal programma aveva lo scopo di attenuare la paura della popolazione di fronte a tanta corruzione e terrorismo. Il 1978 è l’anno in cui Impastato si candidò alle elezioni provinciali nella lista di Democrazia Proletaria, ma nel corso della campagna elettorale più volte aveva ricevuto degli avvertimenti da Cosa Nostra. Ignorando che pochi giorni prima delle elezioni la sua macchina, la 850 Fiat, era stata sabotata, lui andò avanti fino al giorno della sua uccisione. I compagni e gli amici di Peppino, la sera prima del 9 maggio, lo aspettavano per l’ultima riunione, ma non vedendolo arrivare, si allarmarono. L’indomani si seppe la dura verità: Peppino era stato assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio facendo apparire la sua morte come un atto suicida.

L'unità - Aldo Moro e Peppino Impastato
L’unità, notizia della morte di Peppino Impastato

Peppino Impastato è stato una voce forte contro la mafia e la politica sicula. La sua morte ha fatto emergere la condizione di omertà in cui la mafia costringe a vivere. La sua rivoluzione consiste nell’aver cambiato il modo di affrontare questi argomenti. Le sue attività si svolgevano, sin da giovanissimo, accanto ai contadini e ai lavoratori della provincia di Palermo. La radio era uno strumento per far arrivare i suoi discorsi più lontano e per rendere più consapevole chi si sintonizzava su quel canale. E’ stato un esempio per molti, di forza, di coraggio e di moralità. Ancora oggi Cinisi, e non solo, si ricorda dei suoi discorsi e della sua voglia di cambiamento in un Paese in cui tutto sembrava congelato dalle abitudini. In suo onore, 40 anni dopo, oggi si svolgeranno moltissimi eventi ed iniziative di commemorazione a cui parteciperanno grandi personaggi dell’attualità.

Questo giorno serve a ricordare non solo Aldo Moro e Peppino Impastato come uomini che hanno realmente creduto nel cambiamento, ma serve a riflettere su quella che era la realtà e la complessità dell’Italia di quegli anni. Terrorismo e mafia erano argomenti caldi e lo sono tutt’ora. Questo giorno e questi personaggi vanno ricordati per quello che hanno fatto e per le vite che hanno vissuto, per le persone che sono state da loro ispirate, per il contesto in cui si sono trovati. Aldo Moro e Peppino Impastato non possono essere altro che un ricordo vivo nelle menti di tutti.