Vincent Bolloré

Secondo il quotidiano francese Le Monde, questa mattina Vincent Bolloré è in stato fermo nei locali della polizia giudiziaria di Nanterre perché sospettato di avere corrotto dei funzionari stranieri per ottenere le concessioni per la gestione dei terminal di navi container, in due porti in Togo (a Lomé) e in Guinea (a Conakry). Il gruppo ha in Africa uno dei centri-chiave del suo business (oltre 2 miliardi di euro negli ultimi 8 anni, di cui 360 milioni nel solo 2017). In seguito alla notizia, le azioni della holding hanno perso l’8,9 per cento in Borsa a Parigi; in calo dello 0,5 per cento anche Vivendi, la holding che detiene una quota di Telecom. 

La replica della Bolloré Logistics: completa trasparenza

Logo Bolloré logistics

In particolare, i giudici si chiedono se il gruppo Bolloré non abbia usato la sua filiale pubblicitaria, Havas, per ottenere nel 2010 l’intera gestione dei terminal portuali. Già nel 2016, la sede del gruppo Bolloré Africa Logistics era stata oggetto di una perquisizione nell’ambito di un’inchiesta aperta nel luglio 2012. Il gruppo smentisce formalmente di aver commesso «irregolarità» in Africa attraverso la sua filiale africana SDV Afrique. Le prestazioni oggetto dell’inchiesta sono state «realizzate in completa trasparenza» e l’odierna audizione di Bolloré «permetterà di chiarire in modo utile alla giustizia queste questioni già oggetto di una perizia indipendente che ha concluso la perfetta regolarità delle operazioni». I dirigenti del colosso «sono felici di cooperare pienamente con la giustizia per ripristinare la realtà dei fatti». Insieme al finanziere, sono in stato di fermo anche il direttore generale Gilles Alix e il responsabile di Havas, Jean Philippe Dorent. Quest’ultimo si era anche occupato di una parte della campagna presidenziale della Guinea nel 2010 per conto del candidato Alpha Condé, e della campagna di comunicazione del giovane presidente del Togo, Faure Gnassingbé. 

Bolloré: la vita di un imprenditore di successo

Bolloré nasce a Boulogne – Billancourt il 1 aprile 1952, Si laurea in diritto all’Université Paris X, nel 1970 inizia la sua carriera nella Banque de l’Union europèenne, industrielle et financièrre, per poi passare nel 1975 alla Compagnie Financière Edmond de Rothschild, rampollo del ramo di Parigi. Nei primi anni ’80 prende il controllo della cartiera di famiglia, in grave crisi finanziaria e la converte per produrre pellicole di plastica ultrafini. Le rapide plusvalenze delle sue partecipazioni azionarie trasformano il gruppo di famiglia in una conglomerata internazionale, impegnata nei settori dell’energia, nell’agroalimentare (piantagioni di cocco e cotone in Africa e vino in Francia), trasporti e logistica.

È ritenuto un finanziere celebre a livello mondiale. In Francia si è fatto una reputazione da trader, compiendo fortunate e remunerative operazioni in Borsa, acquistando azioni delle principali società francesi, come per esempio il gruppo Bouygues, compagnia telefonica francese.

Nel 2004, è diventato il maggior azionista del gruppo Havas. L’anno seguente, ha sostituito Alain de Pouzilhac alla presidenza. Successivamente si è unito in una joint venture con la società di design Pininfarina per la produzione della nuova auto elettrica, che verrà commercializzata nel 2010.

Al 2017 è il primo azionista di Vivendi con il 20,6% (29,9% dei diritti di voto) e il secondo di Mediobanca con l’8%.

Dopo essere salito al 24,9% in Telecom Italia, tramite Vivendi acquista il 100% delle quote di Mediaset Premium, come annunciato l’8 aprile 2016 da Pier Silvio Berlusconi alle televisioni italiane: l’accordo dovrebbe essere finalizzato entro il 30 settembre e prevede anche uno scambio di azioni che porterà entrambi i gruppi (Mediaset e Vivendi) a detenere il 3,5% l’uno dell’altro. Tale accordo è stato però respinto da Vivendi a luglio con una lettera a Mediaset che propone un’acquisizione di solo il 20% di Mediaset Premium e la volontà di salire al 15% in Mediaset. Al 12 dicembre ne possiede il 3,01% e in due giorni sale prima al 12,32% e poi al 20%. Il 20 dicembre raggiunge quota 25,75% del capitale e del 26,77% dei diritti di voto. Due giorni dopo tale partecipazione sale al 28,80% per la quota capitale e al 29,94% per ciò che concerne i diritti di voto. 

Il 24 febbraio 2017 appare sui giornali italiani la notizia che Vincent Bolloré sarebbe indagato dalla Procura di Milano per concorso in aggiotaggio nella scalata del gruppo francese a Mediaset. Il giorno stesso Vivendi risponde con un comunicato stampa in francese: “L’inscription des dirigeants de Vivendi dans le registre de la Procure de Milan est la conséquence de la plainte sans fondement et abusive déposée par les Berlusconi contre Vivendi après sa montée au capital de Mediaset. Cette inscription en l’état n’indique en aucune façon une quelconque accusation contre quiconque.”

Tradotto in italiano corrisponde a: “L’iscrizione dei dirigenti di Vivendi nel registro della Procura di Milano è la conseguenza dell’esposto senza fondamento e illegittimo depositato dai Berlusconi contro Vivendi dopo la crescita nel capitale di Mediaset. Questa iscrizione non indica in alcun modo un’accusa contro qualcuno.”