Città di Shanghai

Tra globalizzazione ed urbanizzazione

Dopo il crollo dei regimi totalitari nell’Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale entra in crisi il precedente paradigma del controllo statale e si apre la strada alla deregolamentazione degli spazi urbani. Con la deregolamentazione del territorio e della sua organizzazione vengono a riqualificarsi anche i rapporti tra i centri del potere politico ed economico e le periferie.
Nei paesi in via di sviluppo investiti dall’espansione dei mercati a livello globale e dalla delocalizzazione si è invece assistito allo sviluppo di centri urbani che risultano essere vere e proprie cattedrali nel deserto. La città esce così dal suo radicamento territoriale per inserirsi come nodo della rete globale e questa tendenza, tuttavia, non è limitata ai soli quartieri centrali e finanziari. Si hanno quindi metropoli che rivestono un ruolo centrale nei flussi internazionali ma che al loro interno hanno profonde sacche di indigenza e al di fuori delle periferie spesso solo il nulla.

Centro e periferia

Centro

Dagli anni ’60 gli spazi urbani hanno assunto, con un processo più o meno lungo a seconda del paese, l’aspetto di jungle ad anelli concentrici in cui il centro risulta essere la vetrina della città e dei suoi spazi “dorati”. I centri cittadini si sono sempre più omologati gli uni agli altri seguendo gli imperativi delle mode e dei marchi divenuti mondiali. Nelle vie del cuore di ogni città sufficientemente grande si trovano le stesse pubblicità e gli stessi negozi e sempre meno si mostra la vera anima culturale del luogo.
In Europa questo fenomeno si presenta con una portata limitata rispetto ad altre regioni in quanto le città vantano una storia più lunga e spesso sono il risultato della sedimentazione del moderno con il passato.

Città di Parigi ieri e oggi
Gli Champs-Élysées a Parigi sono un esempio di come il carattere storico di una città si sia mantenuto nel tempo

Roma e Parigi, ad esempio, hanno mantenuto, dietro le pubblicità, il loro carattere storico-culturale.
Le città con una storia più recente vedono un’omologazione non solo commerciale ma anche architettonica rendendo di fatto metropoli distanti migliaia di chilometri praticamente identiche e distinguibili solo per l’ambiente circostante o la forma di alcuni dei loro grattacieli simbolo.

Città varie
Quesito per i lettori: sapreste dare il nome alle città in foto o a dare la loro ubicazione geografica approssimativa? Piccolo aiuto: una di queste dista circa 6000 km dalle altre.

 

Periferia

Intorno al centro vengono a svilupparsi quartieri via via più degradati, questi quartieri risultano essere quasi totalmente disconnessi con il loro centro cittadino in quanto viaggiano su velocità e binari, non solo metaforici, diversi. Proprio i binari sono il paradigma di questa differenza. Si pensi alle politiche internazionali riguardanti la creazione delle linee ferroviarie ad alta velocità che, connettendo i centri maggiori, escludono, anche dal processo economico che esse generano, i piccoli centri lungo la loro strada e le stesse periferie cittadine. In “paesi sviluppati l’alta velocità non [ha] prodotto benefici economico-territoriali per le aree meno avanzate: al contrario, essa rafforzerebbe e amplierebbe il divario gerarchico tra città trainanti e periferia, oltre che tra città di diverso rango economico, finendo quindi per danneggiare le aree più povere […] l’Alta Velocità produca concentrazione nei poli già dominanti.” (P. Sellari – Geopolitica dei trasporti)
Con l’esempio dell’alta velocità risulta chiaro come, ad oggi, è strutturata la comunicazione tra il centro e la periferia. Questo modello si sviluppa in una direzione (dal centro alla periferia) e necessita, invece, un suo ripensamento in un’ottica bidirezionale.

Questo rapporto tra centro e periferia crea le condizioni ideali, a livello non solo nazionale ma anche cittadino, per un nuovo humus di coltura e sviluppo sotterraneo di disagi sociali che trovano nelle città il loro terreno di lotta e la loro cassa di risonanza.Baracche città

Benjamin R. Barber, Jihad vs McWorld

Benjamin R. Barber nel suo saggio Jihad vs McWorld (figlio degli avvenimenti dell’11 settembre 2001*) mette in evidenza come il rapporto centro-periferia sia trasferibile nel conflitto tra le tendenze omologatrici della globalizzazione che annichilano le singole individualità imponendo modelli di vita e di consumo “globali” ed i nuovi tribalismi (nel caso specifico quelli di matrice musulmana ma il modello è replicabile anche in altri contesti totalmente in seno al mondo occidentale che verranno trattati più avanti) che lottano per l’affermazione della loro individualità e singolarità al di fuori, anche se non totalmente, del villaggio globale.

Saskia Sassen, Le città nell’economia globale

Saskia Sassen sviluppa il concetto di città globale nel suo saggio Cities in a World Economy. Le città divengono globali in quanto luoghi di intersezione tra forze globali e spinte localiste. L’autrice dimostra come numerose metropoli mondiali si sono sviluppate all’interno di mercati transnazionali e hanno ormai più caratteri in comune tra loro che con i rispettivi retroterra regionali e nazionali assumendo il ruolo di centri fondamentali per commerci, finanza, innovazioni e sbocchi economici. New York, Tokyo, Londra e Shanghai sono città connesse globalmente ma disconnesse localmente, fisicamente e socialmente, al punto che non ha più senso parlare di città nel senso classico del termine.
Un altro aspetto fondamentale sono gli aspetti del potere e le disuguaglianze sociali derivanti dai processi di globalizzazione.Charlotte riot Le città e i territori urbani sono lo spazio più adatto alla politica in quanto nello spazio politico nazionale gli attori politici locali sono pressoché invisibili e lo spazio urbano offre invece una scena politica dove possono assumere visibilità attraverso le occupazioni, le manifestazioni o tramite atti di vera e propria rivolta e disordine sociale (come nel caso di Dallas nel 2016).
Le città sono inoltre strettamente connesse con i network che fungono da cassa di risonanza rendendo le lotte “spettacoli” in mondovisione e, grazie anche alle tecnologie informatiche come i social network, risulta di più facile organizzazione qualsiasi tipo di fenomeno di aggregazione sociale (anche violenta). Queste forme di lotta si sviluppano nei terreni urbani in quanto le possibilità politiche hanno un carattere ben diverso in quanto le città sono di importanza strategica per il capitale globale.

Il caso Brexit, città contro “campagna” e centro contro periferia

Voto Brexit Londra
I risultati del voto a Londra

Nel giugno 2016 con il voto della popolazione del regno unito è emerso un dato che sembra ribaltare la deriva metropolitana-globale delle reti tra centri urbani. I centri urbani, in un paese fortemente globalizzato e punto focale delle transazioni finanziarie globali come il Regno Unito, hanno subito una battuta di arresto e si sono dovuti piegare alla volontà della popolazione residente al di fuori della “rete”.

Risultati voto Liverpool
I risultati del voto a Liverpool

La Brexit è stato il “trionfo” del localismo contro il globalismo, la “jihad” (come direbbe Barber) ha preso il sopravvento sul Mc Mondo facendo emergere in tutta la sua forza una nuova spinta (in realtà già esistente ma più o meno latente) che si oppone al mondo omologante della globalizzazione e dell’europeizzazione (eccezione fatta per il caso di Gibilterra).
Analizzando i risultati delle elezioni per aree geografiche ed aree metropolitane emerge una frattura profonda tra il mondo urbano e quello extra-urbano e tra centro e periferia cittadini; Londra, Manchester, Liverpool, Oxford, Cambridge e Newcastle sono solo alcuni degli esempi della vittoria del “Remain” con percentuali che vanno dal 73,85% al 50,70%. Questo se si associa ai dati delle rispettive contee (dal 58,04% al 51,78%) rende palese la frattura tra il mondo urbano che vuole integrarsi nella rete globale trans-nazionale ed il mondo “rurale” che si riscopre “culturalmente nazionalista”.
Questo nazionalismo non ha nulla a che vedere con i nazionalismi di stampo liberal borghese bensì è una nuova forma che, mettendo da parte gli odi guerreschi e sciovinisti, si chiude in sé stessa e nelle sue tradizioni, nel focolare domestico dove la famiglia si riunisce. Il villaggio non è più globale ma neo-medioevale, dietro le mura di una resistenza passiva all’integrazione totale vengono alla luce nuove forme di aggregazione che riscoprono gli “antichi valori” della cultura locale.
Prendendo in esame i risultati emersi nei centri urbani di Londra e Liverpool è palese come vi sia un distacco tra il centro e le periferie sui temi sollevati dalla futura posizione inglese. A Londra i quartieri ad est del centro come Grays e Southend e lungo il fiume hanno fatto registrare una netta vittoria a favore del “Leave” con maggioranze spesso superiori al 15% mentre a Liverpool questo fenomeno si estende a tutta l’area suburbana della città.
Emerge in tutta la su forza lo strappo avvenuto nel tessuto urbano dei grandi centri del potere politico ed economico divenuto oramai endemico in tutto il mondo occidentale.

 

*L’opera citata di Barber in realtà è stata pubblicata nel 1996 ma nella riedizione del 2001-2002 l’autore stesso vi aggiunge una nuova introduzione dove rilegge il suo saggio nell’ottica delle nuove sfide al terrorismo lanciate dalla presidenza Bush.

Le cartine ed i risultati del voto della Brexit sono presi dal sito The Guardian.

Per approfondire gli autori accennati nell’articolo:
– P. Sellari: http://amzn.to/2zM7flX
– B. Barber: http://amzn.to/2AnhGzn
– S. Sassen: http://amzn.to/2BHaoF8