Tra il 3 e il 5 luglio si è verificato un evento a dir poco clamoroso: la nota enciclopedia gratuita, Wikipedia, ha deciso di oscurare le pagine di alcuni paesi in segno di protesta contro la direttiva sul copyright fino alla data del 5 luglio. A seguito la schermata ufficiale se si provava ad entrare in una qualsiasi pagina Wikipedia Italia. E’ un messaggio ai lettori per farli riflettere sulla questione e per presentare il proprio punto di vista. Ciò che Wikipedia ha voluto fare è mettere a conoscenza di tale argomento tutti coloro che entravano su una qualsiasi pagina Wikipedia Italia, creando una sorta di finestra sul mondo.

Wikipedia - copyright
Schermata Wikipedia Italia dal 3 al 5 luglio 2018

In seduta plenaria a Strasburgo, il Parlamento il 5 luglio ha di fatto respinto la nuova direttiva con 318 no, 278 sì e 30 astenuti. Questo comporta attualmente il rinvio della discussione sulla direttiva a settembre, in modo da essere emendata e rivotata nella versione modificata. Il risultato della giornata del 5 luglio era attesissimo, in quanto avrebbe riguardato una delle questioni più delicate e più discusse dell’ultimo decennio. Di fatti le reazioni che si sono generate a seguito di questa direttiva sono state molte e piuttosto accese. Quella di Wikipedia è stata una delle tante, ma forse quella che ha più sensibilizzato i frequentatori del web, considerando che Wikipedia Italia ha di media 5 milioni di visitatori al giorno.

Cos’è una direttiva e di cosa parla quella in questione?

Innanzi tutto, bisogna soffermarsi sul definire cosa sia una direttiva e cos’è il copyright.

« La direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salvo restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi » (art 288 par 3 TFUE).

Perciò, ha natura vincolante, ha come scopo l’armonizzazione delle normative degli Stati membri e deve essere applicata dai singoli stati con i mezzi e le forme che reputino più adatte.

Il copyright invece “designa una riserva del diritto d’autore, che viene esplicitamente dichiarata dall’editore o dall’autore stesso, anche con la semplice apposizione del caratteristico simbolo ©, in ogni sua pubblicazione, per evitare riproduzioni non autorizzate dell’opera.” (Enciclopedia Treccani)

La direttiva in considerazione è stata proposta dalla Commissione europea nel 2016 a completamento di un aggiornamento della normativa europea in materia di diritti d’autore. Sono coinvolti nel dibattito su questa serie di leggi sulla tutela del diritto d’autore in Europa sia esperti di diritto, attivisti, gruppi editoriali, grandi piattaforme online e quant’altro. Il testo della stessa direttiva ha suscitato molte polemiche, ma ancor di più sono stati gli artt. 11-12-13 a far scattare nei lettori una sorta di dubbio seguito da molte domande senza risposta.

Link tax - Copyright
Simbolo dell’articolo 11, Link Tax

Art. 11= “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale”.
E’ un articolo che vede protagonisti gli editori e i colossi del web. Qui si parla di un obbligo in chi pubblica link o snippet in pubblicazioni di tipo giornalistico ad ottenere preventivamente un’autorizzazione da parte del detentore dei diritti, ossia colui che ha prodotto un contenuto di valore. Una sorta di licenza per pubblicare ciò che andrà a finire su internet.
Questo a fianco è il simbolo che viene utilizzato per individuare graficamente la link tax, in stretto collegamento con il successivo art. 12.

ART. 12= “Richieste di equo compenso”.
Qui si fa riferimento ad un equo compenso che dovrà essere pagato, o meglio che viene richiesto dal detentore dei diritti che proviene proprio dall’utilizzo dell’opera. Dal punto di vista degli editori, questo compenso avrebbe potuto aiutare a mantenere viva l’informazione quella vera, quella accurata che oggi si vede minacciata dal fenomeno delle fake news.

Filtro - Copyright
Simbolo dell’articolo 13, Upload Filters, Value Gap, Transfer of Value, Upload monitoring, Robocopyright

ART. 13= “Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti”.
Qui si parla di contenuti che, caricati online, devono essere verificati preventivamente in modo da impedire la messa online di materiale protetto da copyright. Il testo propone una specie di filtraggio automatico in tutto ciò che si pubblica, video, documenti o foto, in modo da verificare se il contenuto pubblicato è coperto da copyright o meno.

Contesto attuale

Di questi articoli se ne è parlato moltissimo. L’obiettivo della direttiva, ed in particolare di questi 3 articoli, è di aggiornare la questione del diritto d’autore, visto che l’ultima modifica risale al 2001.
Ad oggi abbiamo una realtà in cui da una parte si trova chi, come gli editori, reclama un compenso economico da parte di motori di ricerca o social network per l’utilizzo dei loro contenuti, mentre dall’altra ci sono le piattaforme che sostengono l’opposto, ossia di fornirgli già un compenso, non economico, ma presentando le loro delle anteprime sui social o nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca. In tutto ciò è chiaro che la direttiva in sé è a sostegno degli editori – anche se in certi casi i piccoli editori potrebbero aver bisogno di anteprime come avviene attualmente sui social network -, ma è difficile schierarsi da una o dall’altra parte proprio per la delicatezza della questione.

Le domande che molti si pongono sono prettamente due: come è possibile controllare tutto il bagaglio che viene pubblicato online e soprattutto come si fa a controllarlo in maniera automatica? Il tutto sarebbe generato da un algoritmo che gestirebbe questo sistema di filtraggio, ma, agli occhi di chi se ne intende, la realizzazione sembrerebbe alquanto difficile. Nel frattempo, non resta altro che aspettare settembre per scoprire le modifiche e per analizzare nuovamente la situazione.