Immagine in evidenza Rio - il giro intorno al mondo il brasile

Roma-Lisbona-Rio de Janeiro.

Atterrato a Rio dopo circa 16 ore di viaggio mi sono accorto di essere sbarcato in un paese completamente diverso sia socialmente e culturalmente da quello a cui ero abituato. Un caldo atroce, anche di notte, ed un’umidità alle stelle, per non parlare poi di quante baracche adibite a case (favelas) ho visto da distante durante il mio primo tragitto Aeroporto-Hotel con il Taxi. Arrivato all’hotel ho fatto un lungo sonno e la mattina successiva mi sono svegliato presto. Le mie destinazioni sarebbero state tre: Museum of Tomorrow (un edificio dall’architettura moderna e stravagante), Pan di Zucchero (un monte vicino l’oceano dal quale si può vedere gran parte di Rio) e Cristo Redentore.

il giro intorno al mondo: il brasile
Il Trem do Corcovado

Al Pan di Zucchero ci si arriva tramite due funicolari o tramite un duro percorso di trekking, mentre per il Cristo Redentore si usa il Trem do Corcovado, uno splendido treno che viaggia lentamente lungo la foresta tropicale. Da entrambi questi due luoghi leggendari si ha una vista a 360 gradi della città da cui ho avuto le medesime sensazioni: libertà e leggerezza che non avevo mai provato prima. Arrivato in cima mi sono reso conto di quanto l’uomo possa essere piccolo di fronte a questa immensa città che è Rio de Janeiro. Questi luoghi fanno davvero riflettere.

Gli abitanti di Rio sono persone fantastiche e cordiali ma la realtà è che si vive in un clima di paura e terrore dovuto alla criminalità radicata ovunque. Anche vivere in quartieri come Ipanema o Leblon, molto in e ricercati non significa essere al sicuro da spiacevoli inconvenienti. Attirare troppo l’attenzione non è il modo giusto per vivere in zone come queste. Il costo della vita è sicuramente più basso rispetto all’Italia, anche nei quartieri più ricchi. La città è divisa in due, piena di contraddizioni, da una parte tanta povertà e dall’altra tanta ricchezza, questo genera uno squilibrio che porta ad innumerevoli problemi sociali. Rio de Janeiro detiene una statistica di omicidi impressionante: 15 uccisioni al giorno nel primo mese del 2018, parliamo di 450 omicidi in un mese.

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Proprio questo problema è stato la causa di un episodio del tutto particolare della mia visita. Stavo passeggiando in quel di Copacabana e cercavo qualcosa che attirasse la mia attenzione quando ad un certo punto il comportamento della gente con cui condividevo il marciapiede ha iniziato a cambiare. Mi sono sentito osservato anche se non avevo nulla con me e non stessi facendo niente di particolare. Probabilmente l’unica mia colpa era di essere bianco con gli occhi azzurri, uno straniero, un turista. Poco dopo ho iniziato a capire cosa stava succedendo. Mi stavo avvicinando all’ingresso di una favela. La mia fortuna è stata quella di aver trovato all’ingresso della favelas delle guardie con dei fucili – in quel periodo trovare dei militari in tutta Rio non era una cosa rara dovuta alla recente uccisione di una attivista politica: Marielle Franco e della recente incarcerazione di diversi politici corrotti. Onestamente senza quei militari non so cosa sarebbe potuto accadere, magari tutto, magari nulla. Non lo potrò mai sapere e onestamente mi va bene così.

Questo per far capire che anche il solo passeggiare senza meta a Rio come feci quel giorno è pericoloso. Rio è bellissima, gli abitanti di questa città carioca sono fantastici ma un turista deve sapere dove deve andare. L’organizzazione qui più che mai è fondamentale.

Ho avuto anche un‘esperienza all’ospedale di Rio a causa di una brutta caduta da 1mt che mi ha provocato una grave contrattura ad un muscolo sulla schiena. Per escludere qualsiasi tipo di complicanza ho preferito andare in ospedale per sottopormi ad una radiografia che non solo è stata gratuita, ma anche velocissima. L’ospedale nel quartiere di Gavea in Rio de Janeiro è veramente ben organizzato. È vero che non hanno attrezzature all’avanguardia ma sanno far bene il proprio lavoro e con una tempestività inaspettata. Purtroppo come sempre qui a Rio c’è il rovescio della medaglia. Ho dovuto fare i conti con delle scene raccapriccianti. Persone con ferite gravi sulla testa, persone in fin di vita e un ragazzo addirittura che mi ha voluto mostrare la sua ferita con tanto di osso in vista.

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Rio de Janeiro – Ilha Grande.

Dopo 10 giorni passati a Rio avendo condiviso con la città dei splendidi momenti mi sono spostato a Ilha Grande insieme ad una amica di nome Eva, conosciuta per caso in quel di Rio. Ilha Grande è una fantastica isola paradisiaca a 100km a sud di Rio de Janeiro. Per arrivarci ho dovuto prendere un bus e un traghetto. Inizialmente il viaggio è stato pessimo. I brasiliani sembrano non essere capaci di guidare e infrangono tutte le regole più basilari, come ad esempio non rispettano il semaforo rosso o ancora sorpassano dappertutto senza preoccuparsi delle corsie. Suonare il clacson qui sembra obbligatorio.

Il viaggio in traghetto invece è stato più che piacevole. Era appena scesa la notte e più ci allontanavamo dalla costa e più le stelle in cielo erano visibili e luminose. Vivendo in città non sono abituato ad assistere a scenari simili. Guardare le stelle mentre si è cullati dalle onde del mare è stata un’esperienza fantastica.

Attraccati al porto di Ilha Grande ho iniziato a realizzare quanto fosse particolare quest’isola. Le strade non hanno nè cemento nè terra, si cammina perennemente sulla sabbia. I locali lungo la costa sono completamente in legno con uno stile che ricorda Pirati dei Caraibi, semplici e spartani. I pochi abitanti risiedono qui per prendere ciò che di buono offre la vita. In questo posto si può respirare la vera aria brasiliana: la gente qui può davvero sfoggiare sempre il sorriso. A differenza di Rio la criminalità è quasi pari allo zero. Il meteo in quei giorni non è stato clemente ed ha messo a dura prova la mia pazienza. Più o meno avevo calcolato di fermarmi in quest’isola una settimana per visitare i principali punti di interesse e per rilassarmi un pochino, ma la maggior parte del tempo l’ho passata al chiuso. Ho assistito ad una tempesta tropicale che si è abbattuta domenica 15 Aprile. Non ho mai visto così tanta pioggia in tutta la mia vita. Per rendere l’idea della quantità di pioggia basta pensare che in un solo giorno qui a Ilha Grande è caduta la stessa quantità di acqua che in Italia è caduta in tutto il Marzo 2017.

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Una vista sull’unica cittadina di Ilha Grande

Nei 2 giorni che mi rimanevano qui a Ilha Grande li ho dedicati per visitare il Pico do Papagaio, un monte a 900mt di altezza che nella sua cima possiede una roccia dalla forma stranissima e la spiaggia di Lopes Mendez, una delle spiagge più belle di tutto il Brasile.

La giornata dedicata al Pico do Papagaio è stata durissima. Inizialmente sapevo che mi aspettavano più o meno 7 ore di trekking abbastanza impegnativo tra andata e ritorno per un totale di 12km. Il problema è che ho sbagliato strada e me ne sono accorto quando avevo già percorso circa 3km della strada errata. Ho deciso quindi di tornare indietro per cercare quella giusta che mi avrebbe permesso di arrivare alla mia meta. Sono arrivato fino al punto dove iniziava il percorso corretto per andare al Pico do Papagaio. Erano le 12.20 e avevo subito capito che mi sarei ritrovato in difficoltà sotto tanti punti di vista: ero a corto di energie dato che avevo già percorso circa 6km, stavo finendo l’acqua da 1,5L che mi ero portato, non avevo cibo con me e probabilmente durante il ritorno avrei dovuto attraversare un tratto della foresta di notte. Ora qualsiasi persona di buonsenso avrebbe deciso di abbandonare la “missione” e di riprovarci magari l’indomani o un altro giorno, ma non io. Così ho deciso per l’appunto di iniziare il mio percorso verso il Pico do Papagaio. In diversi momenti ho pensato di mollare. Ero troppo stanco e senza forze, a volte barcollavo, l’acqua era contata, ma continuai fino allo sfinimento. Dopo 3 ore e altri 6 km percorsi in un duro sentiero in salita arrivai alla meta. Non è facile descrivere le sensazioni che ho avuto una volta arrivato lassù. Vedere questa pietra gigante a forma di becco di pappagallo e una panoramica di tutta l’isola mi ha fatto sentire fiero di me e pieno di gioia. Ero completamente solo ma avevo appena compiuto l’impresa più dura della mia vita. Ho urlato come mai avevo fatto prima. Rimasi li solo 10 minuti perchè si stava facendo tardi. Ho finito quella poca acqua che mi era rimasta e ho deciso di ripartire. Erano le 15.30 e dopo 2 ore ci sarebbe stato il tramonto ma non avevo tempo per godermi quegli attimi. La discesa è stata meno faticosa e proprio per questo ho avuto modo di riflettere. Sono stato di certo un incosciente ma la realtà è che sono una persona determinata. Di fronte ad un ostacolo o ad una difficoltà non mollo e vado avanti per la mia strada. Questo lato del carattere non è sempre positivo e a volte mi ha messo in difficoltà o in pericolo, come in questa occasione. Durante la discesa ho capito di aver superato i miei limiti. Ho promesso a me stesso che non avrei più affrontato un’impresa cosi difficile date le condizioni in cui ero. La mia decisione di percorrere la strada per andare al Pico do Papagaio era stata molto avventata e mi aveva messo in pericolo. Come se non bastasse ho dovuto percorrere circa 30 minuti nel buio della foresta, come previsto, ma nonostante tutto non ho avuto paura. Mi sentivo stanco ma vivo come non mai. Alle 18.30 sono riuscito a tornare in città e la prima cosa che ho fatto è stata mangiare e bere. Ho capito davvero quanto sono necessari questi due azioni. Ricevetti l’ennesima lezione.

 

Il secondo giorno l’ho dedicato solo al relax. Sono andato alla spiaggia più bella dell’isola con una barca e rimasi li ore e ore a rilassarmi e contemplare la magnificenza dell’oceano.

 

Ilha Grande – Paraty.

L’indomani ho detto addio all’isola portando con me delle indimenticabili esperienze e sono partito per Paraty, città in cui sono conservate strutture coloniali risalenti al XVI secolo. Sono arrivato all’ostello, ho deciso di andare a visitare la città. D’altronde avevo passato 16 giorni in cui avevo prevalentemente visto solo spiagge e oceano e ne ero stufo.

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Le cascate di Iguazù

Dopo Paraty avrei dovuto visitare altre 3 località prettamente marittime prima di arrivare a San Paolo, ma decisi di cambiare i miei piani. Sarei andato direttamente a San Paolo visitandola per qualche giorno e cambiare scenario, dalla costa all’entroterra: direzione Cascate di Iguazù, al confine tra Paraguay, Brasile e Argentina, una delle sette meraviglie del mondo naturale.

To be continued….