Egemonia marittima Roma - RIvista online InRoots

I primi due capitoli del ciclo “Quando il mare divenne Nostrum” sono consultabili nella sezione storia e descrivono la nascita della potenza marittima di Roma e la conquista della supremazia marittima di Roma.
Con la fine della prima guerra punica Roma era riuscita ad ottenere l’ egemonia marittima nei confronti di Cartagine ed acquistò un ruolo di primo piano in tutto il bacino del Mediterraneo. La sua flotta aveva acquisito l’esperienza e la fama necessari a rendere la sua sola presenza in acque nemiche un deterrente sufficiente a costringere il nemico ad operare per vie terrestri.

 

I commerci marittimi

Il primo passo per consolidare la posizione della repubblica fu quello di operare delle campagne contro la pirateria lungo le coste illiriche che, se richiesero uno sforzo limitato, portarono frutti ben più ricchi con il consolidamento delle relazioni con le città greche.Iberia
Il commercio romano si estendeva ben oltre la vicina Illiria e vedeva fiorenti traffici nei porti nord africani ed in quelli iberici a nord del fiume Ebro come stabilito da un successivo trattato con i cartaginesi che divideva la penisola iberica in due sfere di influenza cui linea di confine era, appunto, il fiume stesso.

 

La guerra

La seconda guerra punica si può considerare come la prova più ardua che Roma abbia mai affrontato. Due potenze dominanti con due geni militari assoluti, un teatro bellico che seppe esaltare le doti tattiche e strategiche di entrambi consegnando alla storia quella che potrebbe essere assimilata ad un’epopea omerica.Behemoth e Leviatano
Il secondo scontro tra Roma e Cartagine rimanda alle leggende bibliche che vedono combattere il behemoth ed il leviatano, esseri immensi e secondi solo a Dio stesso che, in epoca posteriore, rappresenteranno rispettivamente il potere terrestre e quello marittimo. Il behemoth con le sue fauci dilania le carni del leviatano che a sua volta cerca di trascinarlo nelle acque per affogarlo. L’immagine dello scontro rende perfettamente quella che fu la guerra e la sua conduzione da parte delle due fazioni: Annibale dilaniò gli eserciti romani e l’Italia con il suo esercito mentre Roma annegò ogni tentativo di aiuto cartaginese via mare grazie alla sua flotta.

Da questo scontro trarrà spunto per le sue teorie A. T. Mahan nella sua opera “The Influence of Sea Power” e proprio nell’introduzione alle sue riflessioni dedicherà un notevole spazio all’importanza dell’analisi della seconda guerra punica e commenterà proprio sulla guerra stessa: “le informazioni che ci sono pervenute [sulla guerra] sono sufficienti per affermare che esso [il potere marittimo] fu un fattore determinante” (A. T. Mahan, op. cit.)

Annibale, varcato il corso del fiume Ebro, fu costretto da subito a vincolare la propria marcia sulla terraferma. I romani, infatti, avevano il totale controllo delle coste ed affrontare una spedizione via mare sarebbe stato un (quasi sicuro) insuccesso. Per giungere nella penisola italiana con il suo esercito il comandante della famiglia Barca fu costretto ad attraversare la Gallia che ospitava tribù ostili e spesso fortemente bellicose tra cui alcune legate a Roma stessa. Il tragitto, seppur non minato da grandi ostacoli, costò diverse perdite per l’esercito cartaginese che, data la difficoltà nel mantenere aperte le vie di approvvigionamento, pesarono molto dal punto di vista strategico.
I romani, grazie alla loro posizione strategica vantaggiosa, poterono disporre sempre di rinforzi e rifornimenti da inviare ad i loro eserciti ovunque fosse necessario. Sin da subito Roma basò la sua strategia sulla conquista della Spagna inviando ingenti forze militari ed impedendo l’arrivo di aiuti dall’Africa grazie ad una seconda flotta stanziata in Sicilia che era già stata oggetto di diverse incursioni. L’isola fu resa subito sicura dalla minaccia cartaginese e quindi dal possibile sbarco di un secondo esercito che avrebbe potutto minacciare Roma da sud.

Lo scontro tra le due città procedette in modo del tutto peculiare vedendo alla vittoria di Annibale sul Ticino contrapporsi quella navale romana a Lilibeo andando a delineare quello che sarà lo sviluppo della guerra: potere terrestre cartaginese e potere marittimo romano quasi a far combattere due guerre distinte e separate alle forze in campo.
Nel 218 a.C., dopo la presa della roccaforte di Malta, il console Tiberio Sempronio fu costretto a rientrare in Italia a causa dell’avanzata di successivi Annibale verso Roma e, sbarcato a Rimini, fu sconfitto nella battaglia sul Trebbia.
A questa sconfitta seguirono nei due anni seguenti quelle ben più disastrose sul Trasimeno ed a Canne.

Rotta Annibale
L’itinerario di Annibale e le sue vittorie nella penisola italiana

Il teatro iberico

In Spagna i domini cartaginesi furono lasciati sotto il comando di Asdrubale (fratello di Annibale) il quale doveva occuparsi della salvaguardia delle linee di rifornimento tra la penisola iberica e l’esercito del fratello in Italia. La Spagna costituiva la principale riserva logistica per le forze terrestri di Annibale ed era vitale per il successo nel teatro italiano, il suo dominio era fondamentale per la prosecuzione delle ostilità e per sperare in una vittoria su Roma.
I romani furono da subito ben consci della centralità di questo teatro e dell’importanza di questa terra ai fini della riuscita del piano del genio dei Barca. Con la conquista della Spagna Annibale si sarebbe trovato totalmente isolato in territorio nemico senza possibilità di ricevere rinforzi e rifornimenti e sarebbe stato costretto ad una lunga ed estenuante guerra di logoramento in cui ogni uomo perso avrebbe rappresentato un passo in più verso la sua sconfitta.
Se Cartagine fu da subito impossibilitata ad inviare aiuti concreti verso la Spagna Roma, attraverso la propria egemonia marittima, mantenne sempre un facile accesso alle coste iberiche. Nel 217 a.C. Gneo Cornelio Scipione sconfisse la flotta di Asdrubale alla foce dell’Ebro conquistando il dominio della costa nemica e saccheggiando le isole Baleari. Così operando ottenne una grande quantità di bottino con cui mantenere alto il morale delle truppe.
Nel 211 a.C. prese il comando delle operazioni nel teatro iberico Publio Cornelio Scipione dopo la morte in battaglia del padre e dello zio. La sua prima mossa fu la presa dell’odierna Cartagena (al tempo chiamata Nuova Cartagine) con un assalto combinato da terra e da mare. La riuscita dell’assalto privò definitivamente i cartaginesi della loro principale base navale in Spagna tagliando quasi del tutto le linee di collegamento con l’Africa. Con l’annullamento del potere navale nemico Scipione impiegò i militi navali nelle operazioni terrestri (ricordando molto da vicino l’uso dei marines statunitensi come fanteria specializzata).

Con la perdita di ogni speranza circa l’invio di rinforzi da parte della madrepatria i cartaginesi si ritirarono a Gade (Cadice) sotto il comando di Aderbale (terzo fratello di Annibale) e Magone. Aderbale provò a forzare il blocco navale romano con una sortita presso lo stretto di Gibilterra ma fu sconfitto nella cosiddetta battaglia navale dello stretto. Mentre Aderbale fuggì verso Cartagine (forse lasciato andare dai romani stessi) Magone abbandonò ogni velleità di combattimento e lasciò Gade in mano romana ponendo definitivamente fine ai domini cartaginesi in Spagna.

Egemonia marittima
Le sfere d’influneza marittima romana e carteginese prima e dopo la guerra

Le sorti di Asdrubale

Asdrubale tentò una disperata discesa in Italia nella speranza di raggiungere il fratello ormai bloccato nella penisola e senza possibilità di accesso al mare (privato più volte dai romani nei vani tentativi di conquista di una città portuale operati tra il 216 ed il 209 a.C.).
Forzando il blocco romano sui Pirenei percorse la stessa strada di Annibale e discese in Italia. Le comunicazioni tra i due erano affidate a dei messaggeri che erano costretti a precorrere un territorio totalmente ostile ed, approfittando di ciò, il comandante Claudio Nero, catturandone uno, apprese le intenzioni del nemico e la strada che avrebbe percorso.
Nero, con grande lungimiranza strategica, nascose la propria partenza agli occhi di Annibale facendo congiungere le proprie forze con quelle già presenti a nord di Marco Livio Salinatore e nei pressi del fiume Metauro travolsero ed annientarono l’esercito di Asdrubale. Lo stesso comandante cartaginese cadde in battaglia ed i romani, mozzata la sua testa, fecero apprendere al fratello che la guerra era ormai perduta lanciandola di fronte al campo delle forze annibaliche.

 

La fine della guerra

Nel 205 a.C. Scipione, eletto console, decise di intraprendere i preparativi per una spedizione in Africa al fine di colpire al cuore il nemico. Secondo Antipatro, la fonte più antica a riportare la cronaca dello sbarco, l’operazione fu un successo per celerità e sincronismo facendo prender terra contemporaneamente a tutte le truppe necessarie al mantenimento di una testa di ponte sul suolo africano e, quindi, permettere la costruzione dell’accampamento per il resto dell’esercito. Anche i collegamenti tra la flotta e la terraferma non furono mai seriamente minacciati dalle incursioni nemiche.Scipione Africano
Con grande abilità strategica Scipione salvò l’Italia dalla minaccia di Annibale e mise sotto scacco la stessa Cartagine grazie alle sue manovre in Africa. Con l’assedio navale di Utica distolse l’attenzione del nemico dai suoi veri obbiettivi ed ottenne una schiacciante vittoria presso i campi magni aprendosi di fatto la strada per Cartagine. Con questa sconfitta Annibale fu richiamato in patria a difendere le ultime speranze di salvezza cartaginesi ma a Zama il genio romano imporrà la sua superiorità anche a livello tattico.

Dopo la vittoria decisiva ottenuta contro quella che era la migliore ed ultima arma cartaginese (l’impatto psicologico fu devastante per i cartaginesi e salvifico per Roma) Scipione fece sfilare l’intera flotta davanti il porto di Cartagine in segno di supremazia romana ed impotenza cartaginese.
In quell’occasione fu chiaro che rimaneva una sola opzione: richiedere la pace. I romani posero condizioni molto dure che estromettevano di fatto Cartagine dal novero delle potenze mediterranee ma che furono comunque valutate benigne da Annibale, vi fu la consegna di tutte le navi da guerra (tranne dieci) e fu posto il divieto di muovere guerra senza il consenso dei romani.

Con questo trattato Roma conquista a tutti gli effetti l’egemonia marittima sul Mediterraneo che diverrà il Mare Nostrum, privo di avversari e scoraggiando chiunque a muover guerra contro chi, dal suo stato di cittadina con una flotta modesta, si impose come la prima potenza marittima egemone della storia.