Barcone Immigrati - Storia dell'Eritrea - Rivista Online Inroots

Un articolo dedicato alla Storia dell’Eritrea. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, nel 2014 circa 4.000 eritrei tentano di scappare ogni mese dal proprio paese. È un dato che richiama alla mente la strage del barcone rovesciatosi in mare il 3 ottobre 2013 a 800 metri da Lampedusa con a bordo centinaia di profughi, 366 vittime rilevate: tutti eritrei. È da questo drammatico evento che si è iniziato a domandarsi cosa succeda realmente in Eritrea, paese situato nell’Africa orientale, nel cosiddetto Corno d’Africa, regione definita la “terra del mare” (Mareb Mellash) per la sua ubicazione che domina la parte meridionale del Mar Rosso. Per capire il motivo della lunga e perpetua diaspora è necessario ripercorrere a ritroso la storia dell’Eritrea, il quale potrebbe diventare un luogo di attrazione turistica grazie alla sua posizione ma è stato trasformato in un inferno a cielo aperto.

Storia dell'Eritrea mappa

Dal 1890 diviene un’antica colonia italiana da cui gli viene conferito il nome di Colonia Eritrea a dispetto dell’Impero etiope che in quel momento cessa di avere il privilegio di uno sbocco sul mare, motivo trainante di lunghe lotte e guerre che si protrarranno per tutto il Novecento fino ai giorni nostri.

Oltre gli scopi imperialistici italiani del tempo, l’aspirazione di quella regione all’indipendenza dall’Etiopia deriva da tendenze irredentiste eritree. Alla fine dell’Ottocento in quella zona la popolazione era in prevalenza di etnia tigrina o afar che mal sopportava la supremazia del popolo amhara a cui apparteneva la casa regnante. Così l’Italia, al tempo, riesce ad approfittare di queste antiche dispute per conquistare quella provincia e porre le basi del proprio Impero al di fuori del territorio nazionale, avvalendosi dei porti di Assab e Massawa nel Mar Rosso. L’Etiopia, però, non ha mai rinunciato all’idea di recuperare quella regione strategica e appena finita la seconda guerra mondiale pretende di ritornare alla situazione precoloniale, ma la resistenza eritrea si fa sentire nel senso opposto aspirando a un’indipendenza della propria terra.

 

La storia dell’Etiopia dopo la seconda guerra mondiale

Nel 1941 viene istituito un governo militare provvisorio britannico. Nel 1952 le Nazioni Unite decidono le sorti per quel che sarà la costante nella storia dell’Eritrea, ovvero che diventi uno stato federato all’Etiopia, alleato degli USA. Dopo diversi tentativi di annettere completamente l’Eritrea al proprio stato, nel 1962 l’imperatore Hailé Selassié sancisce in forma ufficiale l’annessione dell’Eritrea all’Etiopia. Da questo evento nasce il Fronte di Liberazione dell’Eritrea (FLE), a cui si aggiunge negli anni Settanta il Fronte Popolare di Liberazione Eritreo (FPLE), di ispirazione marxista, di cui uno dei principali leader era Isaias Afewerki.

Negli anni Settanta in Etiopia Hailé Selassié viene spodestato dal Derg, una giunta militare provvisoria di ispirazione marxista capeggiata da Menghistu, detto il negus rosso e sostenuto dall’Unione Sovietica.

Seguono anni di tregua, interrotti solo da piccole azioni di guerriglia; negli anni Ottanta riprendono scontri diretti tra i due paesi e inizialmente l’Etiopia riesce ad occupare quasi tutta la regione eritrea. Il Fronte Popolare, con a capo Afewerki (in foto) e sostenuto dal Fronte Tigrino di origine etiope e in contrasto alla dittatura di Menghistu, procede di vittoria in vittoria contro l’esercito etiope e nel 1991 viene liberata Asmara rovesciando il regime militare. Nel 1993, sotto la supervisione dell’ONU, tutti gli eritrei vengono chiamati alle urne: il 99,8 per cento si esprime a favore dell’indipendenza.AFEWERKI - Storia dell'Eritrea - Rivista Online InrootsDa questo momento Isaias Afewerki viene eletto presidente della Repubblica. Inizialmente appare come portatore di democrazia nella “nuova Eritrea”, all’epoca, Stato modello per una Costituzione tra le più avanzate e democratiche di tutta l’Africa, ma mai entrata in vigore. Gradualmente emerge la figura dello stato guerriero attraverso l’istituzione del servizio di leva obbligatorio giustificato con la necessità di entrare in guerra prima con il Sudan nel 1994, con lo Yemen nel 1995, con Gibuti nel 1996 e poi con il nemico primordiale, l’Etiopia, per motivi di confini coloniali non ben definiti. Ogni persona, partito, politico che si dimostra contrario al carattere marcatamente bellico dell’Eritrea viene identificato come “traditore”. Nel 2001, l’opposizione chiede all’Assemblea Nazionale la verifica della fiducia al presidente, da quel momento scatta un’ondata di arresti di politici e giornalisti, le persone spariscono senza lasciare traccia e chiunque si sente in pericolo. Ogni forma di dissenso viene dichiarata illegale o considerata propaganda contro la nazione. Viene così soffocata ogni forma di opposizione al Governo.

In questo contesto il conflitto con l’Etiopia diventa essenziale per l’autogiustificazione di un regime militare oppressivo. Il servizio di leva dovrebbe durare 18 mesi ma si protrae per anni senza avere mai una fine senza distinzioni, uomini e donne. Chi si rifiuta viene rinchiuso in prigione.

Il clima di terrore costringe, oggi, gli eritrei a scegliere l’unica via, e non per questo sicura, possibile per un futuro, la fuga. Grazie ai militari corrotti in frontiera i profughi possono oltrepassare il confine senza timore di essere sparati, in cambio di un’esigua somma di denaro. Nonostante la fuga porti la speranza di una vita migliore, il governo eritreo è presente in ogni stato attraverso le ambasciate, gli eritrei non si sentono liberi di esprimere le proprie opinioni in presenza di altri connazionali. Pur vivendo a chilometri di distanza dal proprio paese, possono essere minacciati per ogni critica riguardo al governo eritreo; la paura dei profughi riguarda la propria famiglia che molto spesso è ancora in Eritrea ed è per questo esposta al rischio di ritorsioni. Inoltre, Afewerki ha imposto un prelievo del 2% su ogni rimessa che arriva dall’estero quindi anche chi emigra continua a sostenere economicamente il governo tirannico da cui è scappato.

Scritto da: Rosalinda Maresca

 

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