Leader korea

Nel settembre 2017 la rivista Limes intitolava così il suo numero: “Venti di guerra in Korea”. Da quel settembre ad oggi lo stesso titolo si può parafrasare in un “Venti di pace in Korea”. Cosa sia successo in questi mesi è storia ancora troppo recente per poter trovare un filo conduttore e d’interpretazione chiaro ma quello a cui sembra condurre è la fine della notte coreana.

 

Una fredda estate

L’estate del 2017 è stata segnata dall’ascesa della minaccia missilistica della Korea del Nord, i continui proclami sul raggiunto status di potenza nucleare hanno fatto vivere i caldi del nostro emisfero (ed in special modo quello della regione del nord Pacifico) come un inverno atipico. Il gelo che provarono gli stati maggiori della regione limitrofa alla penisola coreana insieme a quello degli Stati Uniti era palpabile anche dalla “lontana” Europa ancora alle prese con gli ultimi giorni di Daesh.
In pochi giorni fu chiaro al mondo intero che quel piccolo stato rurale e montagnoso era in grado di produrre lanciare e far detonare efficacemente (più o meno) un ordigno nucleare di discreta potenza montato su un missile balistico a media gittata. La situazione, mediaticamente parlando, sembrava orientare la visione del problema verso una sola direzione: Seoul, Tokyo, Pechino, Vladivostok erano sotto la diretta ed immediata minaccia della pioggia nucleare di Pyongyang.
Poi avvenne l’allargamento della tempesta: sviluppo di missili a medio-lungo raggio (più o meno) efficaci. Tutto l’estremo oriente sotto il tiro diretto nord coreano e le coste pacifiche statunitensi (incluse Hawaii e Guam) sotto una spada di Damocle. Da quel momento in poi sulla Korea calò una lunga notte che sarebbe durata per quasi otto mesi.

Missile korea

La notte coreana

La notte coreana è stata popolata da incubi più che da reali mostri sotto il letto, i continui lanci e test missilistici gettarono milioni di persone in paranoia (anche giustificata) lasciando la sensazione che il test successivo sarebbe stato quello definitivo. La paura di un attacco a sorpresa mascherato da lancio di prova era del tutto lecita date le caratteristiche di chi aveva il dito sul “bottone rosso”. D’altronde l’unico modo per ottenere un risultato efficace, per la Korea del Nord, era un attacco a sorpresa.
Con i sistemi antimissile di mezzo mondo puntati sullo spazio aereo coreano sarebbe stato difficile far percorrere ad una testata a medio raggio più di qualche centinaio di chilometri senza che il tutto si risolvesse in una guerra lunga e disastrosa.
A questo punto, nell’autunno 2017, si aprirono due scenari plausibili. Il primo era che lo stato nord coreano cercasse di portare l’attenzione sulla minaccia missilistica per operare in altri modi tra cui spiccava l’ipotesi della bomba sporca dentro una ventiquattr’ore da far detonare in luoghi molto affollati. Questo fu considerato come un atto plausibile in quanto l’attacco missilistico avrebbe, oggettivamente parlando, avuto possibilità di successo quasi nulle.
Il secondo scenario era un attacco in massa del nord contro gli obiettivi regionali. Con questa strategia Pyongyang avrebbe avuto qualche ora di tempo, prima delle prime controffensive aeree sul proprio territorio, per radere al suolo quasi l’intera Seoul con perdite umane inimmaginabili. La motivazione di questa preoccupazione è dovuta al fatto che migliaia di unità di artiglieria sono costantemente puntate sulla capitale sud coreana e quattro o cinque salve di ognuna di esse sarebbe stata sufficiente per la distruzione di buona parte della città. Un colpo di cannone non può essere intercettato ed abbattuto come un missile e questo conferiva un vantaggio iniziale al nord.
Questo secondo scenario era, a tutti gli effetti, il più remoto in quanto conseguenza di quell’aggressione sarebbe stata l’invasione del nord da parte di tutte le potenze confinanti e degli Stati Uniti. Questo avrebbe ricreato una situazione analoga a quella degli anni ’50 con Cina e Russia che avrebbero volentieri evitato milioni di soldati (tra cui la potenza militare statunitense) lungo i propri confini e all’interno della loro zona d’interesse.

Nord korea soldati

Il caldo inverno

Con il natale passato sotto la continua minaccia di un attacco nord coreano a Guam la situazione sembrava lungi dal risolversi, gli Stati Uniti, con un Trump costantemente sotto la pressione di un’opinione pubblica che sembra volerne solo la testa infilzata su una picca e dei media che sono molto lontani dal non speculare sul disastro sociale statunitense, erano al centro di un braccio di ferro fatto di minacce e ritorsioni dal sapore nucleare. Va detto che altri dieci anni di occupazione in un paese straniero ben peggiore dell’Iraq e, forse, dell’Afghanistan non avrebbero giovato ad un’amministrazione posta costantemente ad una gogna mediatica.
In questo frangente di crisi profonda (cui è impossibile non pensare alle analogie con quella dei missili di Cuba del 1962) si inserisce un evento passato quasi in secondo piano: i XXIII Giochi olimpici invernali di Pyeongchang.
Questo evento sembrava servire una mano vincente al nord che avrebbe avuto sotto tiro tutti i giochi olimpici e quindi una potente arma di ricatto o, comunque, di pressione. Invece, quasi d’improvviso, il colpo di scena come nel migliore dei drammi teatrali. La Korea parteciperà ai giochi invernali sotto un’unica bandiera. Per la precisione le due delegazioni hanno sfilato nelle cerimonie sotto la bandiera della Corea Unita ma ognuna delle due ha poi gareggiato separatamente, unica eccezione è stata la formazione della squadra di hockey su ghiaccio femminile composta da atlete dei due paesi. L’inno scelto è stato il brano Arirang considerata l’inno non ufficiale della Corea Unita.
Durante i giochi olimpi di rilievo fu la stretta di mano tra il leader sud coreano Moon Jae-in e la sorella di Kim Jong Un (Kim Yo-jong) che fu vista come un forte segno di distensione tra i due paesi che oramai erano sulla strada di un dialogo condiviso, stabile e destinato a dare i suoi frutti.

Olimpiadi korea

L’alba in Korea

Il 27 aprile 2018, dopo un periodo di forte distensione e di dialogo, i leader delle due Koree hanno un incontro che sa già di storia. Il luogo scelto è la zona demilitarizzata che funge da confine tra i due stati. Dopo una stretta di mano e poche parole scambiate trai due sulla linea di demarcazione del 38° parallelo il presidente sud coreano invita la sua controparte del nord ad attraversare il confine, cosa che Kim senza esitazione fa. Dopo le foto di rito con i due leader nello stesso confine (a sud) Kim Jong Un invita Moon Jae-in ad attraversare di nuovo quella linea per entrare in Korea del Nord mano nella mano. Alla proposta Moon rimane come sbigottito e per qualche secondo sembra fissare incredulo Kim quasi a non rendersi conto di quanto appena sentito. Il leader nord coreano, forse comprendendo lo sgomento, afferra la mano di Moon ed insieme varcano quel confine per, si spera, riscrivere la storia.

L’accordo

Durante lo stesso summit i due leader firmano l’accordo per la pace, mai raggiunta, tra le due Koree e qui ne viene riportato il contenuto in italiano.

Durante questo periodo di trasformazioni storiche nella penisola coreana, riflettendo le durature speranze di pace e prosperità ed il desiderio di unificazione coltivati dal popolo di tutta la Corea, il Presidente della Repubblica di Korea Moon Jae-in ed il leader della Commissione degli Affari Statali della Repubblica Popolare e Democratica di Korea Kim Jong Un tengono un summit alla “Peace House” di Panmunjom il giorno 27 aprile 2018.
I due leader dichiarano solennemente davanti ad 80 milioni di coreani e davanti al mondo intero che non vi sarà mai più una guerra nella penisola coreana e che è iniziata una nuova era di pace.
I due leader, condividendo il fermo impiego a portare una veloce fine a ciò che è una reliquia della guerra fredda fonte di divisone e scontro, si avviano con coraggio verso una nuova era di riconciliazione nazionale, pace e prosperità, migliorare e coltivare in modo più attivo le relazioni tra i due stati, dichiarano in questo storico luogo di Panmunjon quanto segue:

  1. Sud e Nord Korea riuniranno le relazioni familiari tra le persone e porteranno avanti un futuro di co-prosperità ed unificazione guidato dai coreani attraverso l’agevolazione dell’integrazione ed un avanzamento nuovo nelle relazioni tra le Koree. Sviluppo e coltivazione delle relazioni inter-coreane è il desiderio più grande della nazione e la chiamata urgente che questo periodo storico ha fatto non può più essere rinviata ulteriormente.
  2. Sud e Nord Korea affermano il principio dell’autodeterminazione del destino della nazione coreana e concordano nel portare avanti lo spartiacque rappresentato da questo momento per lo sviluppo delle relazioni inter-coreane attraverso l’implementazione di tutti gli accordi e dichiarazioni esistenti tra le due parti.
  3. Sud e Nord Korea concordano nel mantenere dialoghi e negoziati in vari ambiti inclusi quelli ad alto livello e di prendere misure attive per l’implementazione degli accordi raggiunti in questo summit.
  4. Sud e Nord Korea concordano nello stabilire un ufficio di collegamento comune che comprenda entrambe le parti nella regione del Gaeseong per facilitare strette consultazioni tra le autorità e, al contempo, anche scambi e cooperazione tra le persone.
  5. Sud e Nord Korea concordano nell’incoraggiare una più attiva cooperazione, scambi, visite e contatti ad ogni livello al fine di rinnovare il senso di riconciliazione ed unità nazionale tra il sud ed il Nord. Le due parti incoraggeranno lo sviluppo di un’atmosfera di unità e cooperazione attraverso l’organizzazione comune di eventi nelle date che hanno un significato speciale sia per il Sud che per il Nord della Korea, come ad esempio il 15 di giugno, in cui i partecipanti di ogni livello, inclusi i governi centrali e locali, i parlamenti, i partiti politici, e le organizzazioni civili verranno coinvolti. Sul fronte internazionale, le due parti concordano sul dimostrare la loro collettiva sapienza, capacità e solidarietà attraverso la partecipazione comune agli eventi sportivi internazionali come i giochi asiatici del 2018.
  6. Sud e Nord Korea concordano in un rapido sforzo per la risoluzione delle questioni umanitarie concernenti la divisione della nazione e di convocare la Croce Rossa inter-coreana per discutere e risolvere tra le diverse questioni anche quella della riunione delle famiglie separate. In questo modo, Sud e Nord Korea concordano di procedere con il programma di riunione delle famiglie nel giorno della liberazione nazionale il 15 agosto di questo anno.
  7. Sud e Nord Korea concordano nello sviluppo attivo dei progetti precedentemente accordati nella dichiarazione del 4 ottobre al fine di promuovere una crescita economica bilanciata ed una prosperità condivisa della nazione. Come primo passo, le due parti hanno concordato l’adozione di misure concrete verso la connessione e la modernizzazione delle ferrovie e delle strade nel corridoio tra Seoul e Sinuiju.

 

  1. Sud e Nord Korea faranno uno sforzo comune per allentare l’acuta tensione militare ed eliminare concretamente ogni pericolo di guerra nella penisola coreana.
  2. Sud e Nord Korea concordano nella completa cessazione di ogni atto ostile contro l’altro stato in ogni suo dominio, inclusi terra, aria e mare, che è fonte di tensione militare e di conflitto. Con queste premesse le due parti concordano, nel trasformare la zona demilitarizzata in una zona di pace nel vero senso della parola, di cessare il 1° maggio di questo anno tutte le attività ostili e l’eliminazione dei mezzi delle stesse inclusi gli altoparlanti e la distribuzione di volantini nelle aree lungo la zona di demarcazione militare.
  3. Sud e Nord Korea concordano nella progettazione di un piano efficiente per la conversione delle aree lungo il confine nord del mare dell’ovest (il confine marittimo tra le due Koree ad ovest n.d.r.) in una zona marittima di pace al fine di prevenire scontri militari accidentali e garantire le attività ittiche.
  4. Sud e Nord Korea concordano nel prendere diverse misure militari per assicurare mutua cooperazione, scambi, visite e contatti. Le due parti concordano nel tenere frequenti meeting tra le autorità militari, inclusi i ministri della difesa, al fine di discutere e risolvere al più presto le questioni militari che coinvolgono i paesi. Per questo, le due parti concordano nel convocare i colloqui militari ad alti gradi in maggio.

 

3.Sud e Nord Korea coopereranno attivamente per stabilire un regime di pace solido e duraturo nella penisola coreana. Portare a termine il corrente e retrograda stato di armistizio e stabilendo un forte regime di pace nella penisola è una missione storica che non deve più essere rimandata.

  1. Sud e Nord Korea riaffermano che il trattato di non aggressione che preclude l’uso della forza tra le parti in ogni sua forma è strettamente riaffermato.
  2. Sud e Nord Korea concordano nel portare avanti il disarmo a fasi progressive, così come viene allentata la tensione militare così sono fatti progressi nel rafforzamento della fiducia militare.
  3. Durante l’anno che segna il 65° anniversario dell’armistizio, Sud e Nord Korea concordano nel proseguire attivamente meeting trilaterali tra le due parti e gli Stati Uniti, o nel caso, meeting a quattro parti con l’aggiunta della Cina con la prospettiva di dichiarare la fine della guerra e stabilire un solido e duraturo regime di pace.
  4. Sud e Nord Korea confermano lo scopo comune nel realizzare, attraverso la completa denuclearizzazione, una penisola coreana senza armi atomiche, Sud e Nord Korea condividono la visione che le iniziative fatte della Korea del Nord sono molto importanti e cruciali per la denuclearizzazione della penisola e concordano nel cercare attivamente il supporto e la cooperazione della comunità internazionale per la denuclearizzazione della penisola.

 

I due leader concordano, attraverso meeting e conversazioni telefoniche dirette e regolari, di sostenere la discussione sulle questioni vitali della nazione in modo frequente e chiaro, al fine di rinforzare la mutua fiducia e nello sforzo comune di alimentare il momento positivo attraverso continui passi avanti nelle relazioni tra gli stati al fine della pace, prosperità e unificazione della penisola coreana.
In questo incontro il presidente Moon Jae-in concorda nel visitare Pyongyang questo autunno.

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Note finali

Dare un commento su ogni punto dell’accordo è riservato ad altro contesto ma basta comunque uno sguardo d’insieme per capire che la lunga notte coreana è giunta forse alla sua fine. La riunificazione è ancora un’ipotesi e le prospettive della stessa sono ancora molto controverse in quanto si parla di due stati dalla cultura comune ma dal gap socio-economico enorme. L’integrazione tra le due Koree sarà molto lenta e richiederà notevoli sforzi da entrambe le parti ed il forte e costante sostegno della comunità internazionale.
Che la Korea del Nord si voglia aprire al mondo in un modo inedito è innegabile ma quanto prospettato da questi pochi fogli sarebbe parso come pura utopia nell’autunno scorso.
Non a caso si può parafrasare l’ultimo verso della Medea di Euripide per concludere l’inizio di una nuova fase della storia coreana: “Quel che si attende non giunge a compimento, quel che è inatteso, invece due uomini possono realizzare. Così si è concluso [forse] questo dramma.”